Periodo Nara

Le capitali permanenti

Nel 694, come prevvisto dall'editto Taika, fu creata la prima capitale stabile a Fujiwara, poco a nord di Asuka, ma dopo soli sedici anni la capitale venne spostata a Nara in una zona più ampia e adatta alle comunicazioni.

Il periodo Nara, inizia nel 710, anno in cui la capitale venne spostata a Heijokyo, attuale Nara.

La nuova capitale si estendeva per 20 km quadrati e venne abbellita dalla costruzione di splendidi templi buddhisti, che dovevano proteggere la città, di particolare bellezza è la statua del Grande Buddha, Daibutsu, collocata nel tempio del Todaiji e fatta costruire nel periodo Nara dall'imperatore Shomu.

Il codice Ritsuryo

In questo periodo fu redatto anche il codice Rtsuryo, detto anche codice Taiho, emanato nel 702 e revisionato nel 718, il codice conteneva le leggi penali, dette ritsu e le norme amministrative, dette ryo.

Nel codice Ritsuryo era stabilito un sistema gerarchico, finalizzato a superare il sistema degli uji, al vertice si trovava l'imperatore, che governava sui sudditti liberi, i ryomin, che potevano essere kannin, funzionari di stato, oppure komin, coltivatori delle terre pubbliche, in fondo alla gerarchia si trovavano i senmin, sudditi non liberi.

Il codice ritsuryo, benchè simile al codice Tang cinese, mostra alcuni elementi di originallità ad esempio, mentre, nel codice cinese i matrimoni endogami erano vietati, in Giappone non erano impediti i matrimoni tra membri dello stesso gruppo famigliare; altro elemento di originalità è la rimozione del sistema meritocratico degli esami cinese in favore di un'aristocrazia ereditaria, i titoli quindi si assegnavano in base al lignaggio e non in base ai meriti.

Il Jingikan

Al consiglio di stato, Dajokan, fu affiancato il Jingikan, un ministero della divinità, che si occuppava del culto shintoista, sempre praticato anche dopo l'introduzione del Buddhismo.

Rapporti con l'esterno

Nel periodo Nara il Giappone aveva rapporti sia con l'Asia centrale e orientale che con l'Indonesia, il Vietnam e la Malesia, ma sopratutto dopo 701, con l'inviò di una missione alla corte di Tang, si intensificarono i rapporti con la Cina.

Iniziarono una serie di scambi culturali con l'invio di missioni che partivano da Naniwa, l'attuale Osaka, per portare in Cina 500-600 persone, fra cui studenti e studiosi, nonostante la forte influenza della Cina però si adottorano anche soluzioni originali visibili nell'arte, nella poesia e nell'architettura.

Kojiki e Nihon Shoki

Al periodo Nara risalgono anche le prime opere storiografiche giapponesi: il Kojiki e il Nihon Shoki.

Il Kojiki fu completato nel 712, è scritto in giapponese utilizzando i caratteri cinesi sia per il loro significato che per il loro valore fonetico, narra la storia del Giappone partendo dalla mitologica origine delle sue isole, fino ad arrivare al 628 d.C., quest'opera aveva il compito di legittimare la sovranità della famiglia Yamato sul Giappone. Il Kojiki però è fortemente influenzato dalla tradizione orale e impregnato di miti e leggende e dunque poco attendibile dal punto di vista storico.

Il Nihon Shoki è storicamente più attendibile, scritto in lingua cinese, venne terminato nel 720 e partendo dalle orgini arriva fino 697 d.C., anch'esso cerca di legittimare la dinastia regnante.

L'imperatrice Koken e il monaco Dokyo

Nel periodo Nara il sostegno accordato dalla corte alla religione buddhista causò un'ingerenza della nuova religione negli affari di stato, anche per la pratica sempre più difusa fra l'aristocrazia di corte e gli stessi imperatori di prendere i voti.

L'influenza del Buddhismo raggiunse il culmine quando l'imperatrice Koken, salita al trono nel 749, dopo aver abdicato per ritirarsi a vita monastica nel 758, affidò sempre più potere al monaco buddhista Dokyo, considerato da lei il suo guaritore.

Il monaco ottene titoli sempre più importanti e nel 764 si tentò di ostacolarlo con un intervento armato, che venne sventato con il risultato di porre nuovamente Koken sul trono, col nome di Shotoku.

Da questa posizione la donna elevò ulteriormente il rango del monaco Dokyo, concedendogli il titolo di hoo, normalmente riservato agli imperatore che abdicavano per ricevere i voti.

Dokyo pretese pure di essere fatto imperatore, secondo quanto gli sarebbe stato predetto dagli oracoli, ma l'imperatrice si rifiutò di abdicare in suo favore, tuttavia il monaco mantenne il suo potere fino alla morte della donna nel 770.

Le terre private

La vicenda dell'imperatrice Shotoku e il monaco Dokyo spinse la corte a rivedere i rapporti con il Buddhismo, in favore della filosofia laica confuciana.

Si cercò di rideminsionare i finanziamenti destinati alla religione buddhista, sovvenzionati con una maggiore pressione fiscale, che ebbe l'effetto di allontanare i contadini dalle campagne.

Nel 723 e nel 743 due provvedimenti avevano concesso a coloro che bonificavano delle terre di assumerne il controllo per una o tre generazioni o addiritura in perpetuo, sottraendosi così al meccanismo della ridistribuzione delle terre ogni sei anni prevvisto dalle riforme Taika del 646.

In questo modo la grande aristocrazia e le istituzioni buddhiste si erano impadronite di ampi territori, che vennero esentati dal pagamento delle imposte, e sfruttarono i contadini allontanatisi dalle loro terre per l'eccessiva pressione fiscale.

L'imperatore Kanmu

Dal 781 all'806 regnò l'imperatore Kanmu, il quale si adoperò per arginare l'ingerenza delle istituzioni buddhiste.

Nel 784 Kanmu fece spostare la capitale da Nara, dove si trovavano i grandi templi e le scuole buddhiste, a Nagaoka, tuttavia a causa di funesti presagi la capitale venne nuovamnte spostata dieci anni dopo a Heiankyo, l'attuale Kyoto, lo spostamento della capitale segna la fine del periodo Nara e l'inizio del periodo Heian.

A Kanmu si devono anche altre riforme come la creazione di nuovi organi di governo per migliorare l'amministrazione centrale e l'abolizione della leva obbligatoria nel 792, sostituita dalle kondei, milizie locali arruolate dalla piccola nobiltà provinciale.

Fonti

Si è cercato di riassumere quanto contenuto in Storia del Giappone di R. Caroli e F.Gatti, edito nel 2008 da Laterza. La lettura è consigliata a tutti coloro che vogliono capire qualcosa di più della storia giapponese, che in questa pagina è affrontata in modo rapido e poco curato senza rendere giustizia al libro a cui si fa riferimento.

Daibutsu
Daibutsu foto di Mauro.stringo con licenza CC by-sa
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