Periodo Edo

Ieyasu Tokugawa

Ieyasu era un condottiero della famiglia Tokugawa, la quale controllava la provincia di Mikawa, ma fu trasferita da Hideyoshi nel Kanto, egli si stabilì allora a Edo, l'attuale Tokyo.

Tokugawa Ieyasu fu scelto come uno dei grandi anziani, che avrebbe dovuto garantire la successione del figlio di Hideyoshi, Hideyori, tuttavia alla sua morte si aprì una contesa per l'eredità, e nel 1600 Ieyasu, sbaragliando i daimyo rivali nella battaglia di Sekigahara, divenne il capo del paese e stabilì il bakufu a Edo, tre anni dopo fu nominato shogun.

Nel 1605 Ieyasu Tokugawa rinuciò alla carica di shogun e l'affidò a suo figlio Hidetada, mentre egli mantenne la carica di oshogoto o shogun in ritiro, continuò comunque ad esercitare il potere e nel 1615 sconfisse definitivamente Hideyori, il figlio di Hideyoshi, a cui aveva momentaneamente lasciato il castello di Osaka, l'anno successivo morì

La riorganizzazione delle terre

Ieyasu stabilì una gerarchia fra i daimyo al cui vertice si trovavano tre famiglie, sanke, che erano a lui legate da vincoli di diretta parentela, al di sotto si trovavano gli altri signori fidati imparentati ai Tokugawa, gli shinpan, vi era poi il gruppo di signori che erano fedeli a Ieyasu prima ancora della battaglia di Sekigahara, che avevano il titolo di fudai, all'ultimo gradino c'erano i tozama, i signori soggiogati dopo la battaglia.

Ieyasu cercò di dividere i daimyo ostili sistemandoli in territori distanti in modo che fosse difficile per loro coalizzarsi, inoltre pose le famiglie sanke, in posizioni strategiche: a nord di Edo, tra Edo e Kyoto e a sud di Osaka.

Alle dirette dipendenze dello shogun si trovavano circa 20.000 vassalli, divisi in hatamono (uomini della bandiera), che erano da lui ricevuti e avevano un proprio feudo, e gokenin (uomini della casa), che occupavano un posizione inferiore e venivano stipendiati.

I rapporti con la corte

La posizione dei Tokugawa era legittimata dalla corte e dal conferimento del titolo di shogun da parte dell'imperatore, per questa ragione il governo di Edo continuò a finanziare la famiglia imperiale e i kuge (aristocrazia civile), affinché potessero mantenere uno stile di vita adeguato alla loro posizione.

Al sostegno finanziario però non si accompagnava l'autonomia politica, anzi, nel 1615 una serie di regole imponevano alla famiglia imperiale e all'aristocrazia di astenersi dagli affari di Stato e di concedere i titoli imperiali solo con l'approvazione dello shogun.

Daimyo e aristocrazia militare

Lo shogun aveva pieni poteri: gestiva i conflitti tra i daimyo, le istituzioni religiose, gli affari esteri, il sistema fiscale, le risorse militari e disponeva della totalità delle terre, poteva, poi, chiedere ogni genere di tributo.

Nel 1615 con il Buke shoahatto (regolamento per l'aristocrazia militare) i daimyo furono sottoposti a rigide norme, che gli imponevano di consultare lo shogun, in materia di matrimonio e successione, di non aderire al cristianesimo e limitavano il potenziamento militare.

Si manteneva inoltre il sankin kotai, il sistema di ostaggi ideato da Hideyoshi, che imponeva ai daimyo di costruire una residenza nella capitale di Edo, dove dovevano alloggiare per periodi prefissati o lasciare i propri famigliari, ciò aveva il duplice effetto di tenere sotto controllo i daimyo e di sottrarre loro le finanze necessarie alla costruzione della residenza e agli spostamenti a Edo.

Amministrazione centrale

L'amministrazione centrale era affidata ai dipendenti gokenin e hatamoto oppure ai fudai, fidati vassalli; lo shogun era affiancato dai Consiglieri anziani, detti roju, e dai Consiglieri meno anziani, detti wakadoshiyori.

Il Consiglio degli anziani era composto da 4 o 6 membri, che si occupavano dell'amministrazione, degli affari esteri, delle istituzioni religiose e degli affari militari; mentre il Consiglio dei meno anziani era deputato alle questioni interne al governo Edo, e ad esso erano sottoposti degli ispettori preposti a vigilare sull'osservanza delle norme, detti metsuke.

Fu poi istituita una Corte di giustizia, detta Hyojosho, stabilita nei pressi di Edo.

Amministrazione locale nel periodo Edo

A livello locale il daimyo aveva un'ampia autonomia, ma doveva amministrare il feudo e garantire la pace e l'ordine e annotare in un registro i guerrieri alle sue dipendenze.

Il daimyo si serviva di un ufficio delle finanze con un corpo di attendenti rurali, che controllavano i villaggi o mura e un magistrato, che controllava la città-castello o machi. I villaggi erano organizzati in gruppi di famiglie, i goningumi, e avevano un capo villaggio, incaricato di raccogliere le tasse, che venivano poi prelevate dagli amministratori alle dipendenze del daimyo.

Questo sistema, detto bakuhan, è una forma di feudalesimo centralizzato, dove esiste un'autorità centrale nazionale, in questo caso lo shogun Tokugawa, che affida dei possedimenti a vassalli, daimyo, che li gestiscono autonomamente.

L'organizzazione sociale o mibun

I Tokugawa portarono a termine il processo di differenziazione e separazione delle classi sociali, già messo in atto da Nobunaga, secondo il modello shinokosho, che organizzava la società gerarchicamente in base all'occupazione degli individui rispettivamente vi erano: guerrieri, agricoltori, artigiani e mercanti.

In realtà il sistema era più complesso, ad esempio i mercanti e gli artigiani erano spesso considerati un'unica categoria, essi si concentravano nei centri urbani e venivano chiamati chonin, inoltre esistevano classi privilegiate come quella dei kuge o aristocrazia civile e quella dei monaci e delle monache, detti so e ni, a questi si aggiungevano i senmin, che costituivano l'ultimo grado della scala sociale e si dividevano in eta e hinin, spesso si trattava di persone considerate impure perché il loro mestiere li metteva in contatto con la morte (ad esempio coloro che custodivano e sistemavano i cadaveri oppure lavoravano cuoio e pelli).

Tale organizzazione sociale era detta mibun e per ciascun grado erano stabilite delle norme, ciò portò a una forte differenziazione sociale anche perché i guerrieri vivevano nelle città-castello lontani dagli agricoltori, inoltre, si credeva che la condizione sociale si ereditasse alla nascita e questo favoriva la staticità del sistema.

Neoconfucianesimo

La base ideologica della rigida gerarchia sociale fu il Neoconfucianesimo basato sul dualismo fra ri, principio e legge per cui ogni cosa esiste, e ki, sostanza e materia che conferisce concretezza. Suggeriva la via do di condotta dei governanti che sono responsabili del benessere del popolo.

In Giappone il Neoconfucianesimo fu utilizzato come fondamento ideologico del regime Tokugawa di Edo, soprattutto grazie a Fujiwara Seika e al suo discepolo Hayashi Razan, fondatore della scuola Shoheiko nel 1630. I membri della famiglia Hayashi divennero consiglieri ereditari del bakufu, a venne creato un ufficio di consiglieri confuciani, detti jusha.

Buddhismo e shintoismo nel periodo Edo

Dopo la sua morte nel 1616 Ieyasu fu divinizzato e il mausoleo in suo onore fu metà di molti pellegrinaggi a testimonianza di una politica che mirava a porre il sentimento religioso al servizio del bakufu, riducendo l’autorità delle istituzioni religiose.

Nel 1615 erano state imposte una serie di norme ai templi, dette Jiin hatto e nel 1635 i templi periferici furono posti sotto il controllo di quelli maggiori e subordinati al governo centrale. Lo shintoismo fu usato come strumento di controllo del popolo e il Buddhismo servì a contrastare la diffusione del cristianesimo, grazie anche all’obbligo di iscriversi ad appositi registri presso i templi.

Cristianesimo e commercio

In realtà anche se l’editto di proscrizione dei cristiani di Hideyoshi del 1587 non fu abolito, Ieyasu assunse inizialmente un posizione abbastanza tollerante nei confronti dei cristiani, per il proposito di spostare i traffici marittimi dai porti di Kyushu a Edo. Però non riuscì a fare di Edo la base portuale che desiderava e il suo sistema di contrassegni per istituire un commercio ufficiale fu respinto dalla Cina.

Così nel 1616 iniziarono a essere imposte limitazioni nei traffici con l’estero che vennero limitati ai porti di Hirado e Nagasaki, inoltre i cristiani vennero dal 1612 aspramente perseguitati e la rivolta di Shimabara del 1637, probabilmente organizzata da samurai cristiani fu sedata con la forza.

Il sakoku

Nel 1635 fu vietato ai giapponesi di lasciare la loro patria e a chi si era allontanato di farci rientro, nel 1639 furono espulsi dal Giappone i portoghesi, che si rifuggiarono a Macao, nel 1641 gli olandesi furono confinati nell’isola artificiale di Dejima collegata da un ponte a Nagasaki. Iniziò così il periodo del Sakoku, che significa “paese chiuso”.

Nel periodo del sakoku i rapporti con l’esterno furono limitati al porto di Nagasaki, all’estremità meridionale dello Hokkaido per il commercio con gli ainu, a Tsushima per le relazioni tributarie con la Corea e a Satsuma da dove partiva un commercio triangolare che coinvolgeva le isole Ryukyu e la Cina. In questo modo durante il periodo Edo il Giappone si allontanò progressivamente dal mondo esterno e sviluppo una nuova percezione di sé.

Le due fasi del periodo Edo

il periodo Edo viene comunemente diviso in due fase collocando negli anni fra il 1730 e 1750 il momento di trasformazione economica e sociale che vide svilupparsi un mercato interno in reazione alla fine dei commerci esteri. Nacque così un potente ceto di mercanti “protetti”.

Il sistema fiscale

All’inizio del periodo Edo l’economia si basava soprattutto sul settore agricolo. I contadini risiedevano nei villaggi mura, divisi dalla classe guerriera, e cedevano metà del raccolto come imposte ai daimyo, che con queste entrate pagavano i samurai alle loro dipendenze.

Il pagamento delle imposte ricadeva sull’intero villaggio di cui le famiglie, ie in giapponese, erano le unità minime. In caso di calamità naturali i contadini potevano ottenere una riduzione delle tasse, in seguito a un negoziato tra l’intendente del daimyo e il capo villaggio, detto shoya o nanushi.

Cambiamento dell’assetto rurale

Già nella prima fase del periodo Edo i contadini cominciarono a modificare le assegnazioni dei terreni registrate su registri catastali, i kenchichō, in questo modo divenne sempre più difficile controllare le rendite delle famiglie che non coincidevano con quanto segnato nei registri.

Ci fu un generale incremento della produzione agricola, in particolare nel Kinai, grazie all’utilizzo di fertilizzanti, nuovi attrezzi agricoli, nuove tecniche di irrigazione e la diffusione di manuali di agronomia. Inoltre la risicoltura richiedeva mediamente 250 giorni di lavoro all’anno e in contadini iniziarono a usare il tempo restante per altre colture come il tabacco, il tè e il cotone oppure per dedicarsi ad altre attività di artigianato.

La popolazione rurale venne quindi avvantaggiata anche in considerazione della capacità dei contadini di occultare la vera rendita agli intendenti del daimyo.

I mercanti

L’incremento della produttività nella campagna favorì il commercio interno e i mercati locali in particolare nei pressi di Edo dove la concentrazione di daimyo favoriva il mercato nazionale. Infatti i daimyo e i samurai, dovevano affidarsi ai mercanti per ottenere le merci necessarie vendendo i prodotti agricoli provenienti dalle imposte.

Nacque così una borghesia mercantile composta dai cosiddetti mercanti “protetti” che ottennero la fiducia dei daimyo e iniziarono a basare i commerci sulle lettere di credito rilasciate dai feudatari. Praticavano l’usura e anticipavano ai daimyo le quote per l’imposta agricola.

Inoltre cominciarono ad ampliare le proprie finanze con strategie di mercato come accumulare riso nei magazzini e metterlo sul mercato al successivo raccolto per abbassarne il prezzo.

Tracollo finanziario del bakufu di Edo

i mercanti non acquistarono un potere politico proporzionale a quello economico, poiché i daimyo, nonostante fossero profondamente indebitati con la borghesia mercantile, si impegnarono a mantenere la loro autorità.

il potere dello shogun, invece, già dal 1651 con l’ascesa di Ietsuna, si disperse in favore dei consiglieri anziani e 1680 con l’ascesa di Tsunayoshi si incominciò a delegare il potere ai sobayōnin, sorta di ciambellani di scarse capacità.

Tsunayoshi visse in un lusso sfrenato e viene ricordato anche come inukubo, shogun cane, per le pene severe che decretò contro chi maltrattava questi animali. I suoi successori Ienobu e Ietsugu si circondarono di consiglieri legati al Neoconfucianesimo.

Yoshimune e le riforme Kyōhō

Il primo a cercare di risollevare le sorti del bakufu fu Yoshimune shogun dal 1716 al 1745, egli promosse le riforme Kyōhō con cui cercò di contenere le uscite e riportare il governo all’austerità senza però riuscire a risanare il bilancio. Non riuscendo a pagare gli stipendi dei suoi dipendenti decise nel 1721-22 di diminuire il periodo di residenza obbligatoria dei daimyo a Edo in cambio di prestiti forzosi.

L’introduzione di un sistema fiscale che prevedeva un pagamento annuo fisso, detto jomen, indipendente dalla rendita del raccolto, rimise in sesto il bilancio statale consentendo di ripristinare nel 1731 il sistema della residenza dei daimyo a Edo a pieno regime. Tuttavia questo sistema di tassazione innescò le rivolte rurali, hyakushō ikki.

Per quanto riguarda il commercio Yoshimune cercò di instaurare un sistema di licenze fiscali, kabunakama e ordinò la moratoria dei prestiti concessi alla classe guerriera dai mercanti.

Tanuma Okitsugu

I successori di Yoshimune non attuarono politiche rilevanti lasciando tutto sotto il controllo dei ciambellani fra cui si distinse anche per la sua corruzione Tanuma Okitsugu. Egli cercò di incentivare il commercio concedendo monopoli e licenze, favorendo gli scambi con lo Hokkaido, facendo circolare monete d’argento e assegnando prestiti a basso tasso di interesse ai samurai.

La sua politica aggravò notevolmente i problemi finanziari del bakufu e fu interrotta dalla morte di Ieharu.

Le riforme Kansei

Nel 1787 divenne shogun Ienari che si servi della guida del consigliere Matsudaira Sadanobu per promuovere le riforme Kansei che imponevano limitazioni alle attività commerciali e finanziarie, inoltre fu riaffermata la posizione dominante del Consiglio degli anziani, a cui nei decenni precedenti erano subentrati i ciambellani. Nelle campagne si cercò di far tornare i contadini e trasferiti nei centri urbani in carca di lavoro. Si cercò anche di stabilire la preminenza della capitale rispetto ad Osaka anche a livello economico.

Con il ritiro di Matsudaira Sadanobu nel 1793 Ienari prese il controllo diretto del bakufu, ma il suo governo si rivelò inefficace come dimostrò la rivolta di Oshio Heihachirō, che rubava le riserve di riso per ridistribuirle fra i poveri.

Le riforme Tenpō

Fra il 1841 e il 1843 uno dei membri del Consiglio degli anziani, Mizuno Todakuni, mise in atto una nuova serie di riforme dette Tenpō. Anche in questo caso si tentò di risanare le finanze ma con misure contraddittorie che finirono per accentuare i problemi di bilancio tanto che nel 1843 Mizuno si dovette dimettere.

Una nuova organizzazione sociale

Dopo la rivolta di Shimabara del 1637 si ebbero notevoli cambiamenti a livello sociale, economico e culturale che portarono tra la fine del periodo Edo e l’inizio del periodo Meiji alla nascita del Giappone moderno.

L’aumento della produttività e la crescita economica portarono a una ridistribuzione della ricchezza che destabilizzò il sistema mibun. I mercanti che occupavano il gradino più basso in questo sistema ottennero posizioni economiche rilevanti, poiché i samurai dipendevano dai loro prestiti.

Venne a mancare la predominanza della classe agricola, teorizzata dal Confucianesimo, anche nelle campagne iniziarono a nascere attività famigliari di manifattura e il commercio interno favorì sempre più il ceto mercantile stabilitisi nei centri urbani.

Sviluppo di Edo e delle città-castello

Le città-castello, dette jōkamachi, si allargarono notevolmente nel periodo Edo divennero sede di mercanti, artigiani, manovali e vari lavoratori che cercavano di soddisfare i bisogni della classe guerriera e che complessivamente furono indicati con il termine chōnin.

La città di Edo raggiunse 1 milione di abitanti diventando la città più popolosa e animata del Giappone, la città bassa, in giapponese shitamachi, sede dei quartieri commerciali, ospitava la metà della popolazione.

Edo divenne la il centro dello sviluppo culturale ed economico anche grazie al sakin kōtai, che imponeva la residenza alterna dei daimyo nella città ciò favorì le attività commerciali e artigianali e la circolazione della ricchezza prodotta nei feudi (han).

Lo stile di vita urbano favorì anche la decadenza del sistema mibun (separazione fra ceti), le classi sociali interagivano tra loro, soprattutto quella mercantile e quella guerriera, che finirono per stabilire un rapporto di reciproca dipendenza.

Una classe guerriera di amministratori

Nel periodo Edo l’amministrazione centrale era affidata alla classe guerriera, che aveva il monopolio degli apparati burocratici. I militari che non avevano un feudo ricevevano un stipendio per svolgere funzioni amministrative e risedevano nei centri urbani.

I militari assumevano per via ereditaria il potere politico e una posizione sociale privilegiata, ma non godevano di una buona posizione economica nel clima di pace, che, invece, aveva favorito i mercanti.

La classe guerriera assunse anche un importante ruolo culturale grazie all’ideale del bunbu che equiparava le arti marziali alla cultura. Ciò portò alla diffusione dell’istruzione fra militari che istituirono scuole confuciane. Si affidarono infatti all’ideologia confuciana di un governo benevolo con la rigida separazione fra classi e virtù politiche e morali. Mentre nelle relazioni personali era indispensabile la pietà filiale e la lealtà e l’obbedienza ai superiori.

Diffusione dell’istruzione nel periodo Edo

L’istruzione non si diffuse solo fra la classe guerriera ma anche fra le classi rurali più ricche e nelle città anche fra i ceti meno abbienti. Il progresso economico fu accompagnato da un allargamento dell’istruzione anche fra classi non al potere con una conseguente trasformazione dei costumi.

Furono create accademie private finanziate dall’amministrazione dei feudi, dette shijuku, e scuole private annesse ai templi conosciute come terakoya. Queste scuole non erano aperte solo alla classe dei samurai e ciò consentì l’affermarsi di intellettuali appartenenti anche al ceto mercantile o rurale.

La cultura chōnin e l’ukiyo

Nelle città nacque la cultura chōnin un’espressione popolare di valori e gusti borghesi che prediligeva nell’arte e nella letteratura temi legati all’amore, all’erotismo e in generale a tutto ciò che è piacevole.

Si sviluppa in questo periodo l’ideale dello ukiyo, traducibile come mondo fluttuante, spingeva a cogliere l’attimo, dal momento che la vita è effimera. Si lega a questo ideale anche il conflitto che caratterizza le opere letterarie dell’epoca tra giri che sono gli obblighi sociali e ninjo, ossia la passione e il sentimento.

Luogo prediletto dalla letteratura e dall’arte è il mondo dei quartieri di piaceri, detti kuruwa o yūkaku, come quello di Yoshiwara a Edo.

L’interesse per l’Occidente

Nonostante la politica del sakoku continua nel periodo Edo un interesse per la cultura occidentale come testimonia l’opera di Arai Hakuseki intitolata Seikyō kibun, dove si riportano le parole di Giovanni Battisti Sidotti, un missionario clandestino.

Nel 1729 fu nuovamente consentito di importare opere occidentali, escluse quelle cristiane, alcuni studiosi si interessarono a cose occidentali e presero il nome di yōgakusha e in particolare di cose olandesi i rangakusha.

Si tentò di apprendere le conoscenze mediche e scientifiche occidentali e nel 1811 il bakufu creò un centro per la traduzione delle opere.

La cultura anti-cinese e anti-confuciana

Accanto ai sinologi e ai fanatici del neo-confucianesimo si diffusero gli studiosi di cose nazionali, i cosiddetti kokugakusha o wagakusha, che cercavano di rivalutare la cultura indigena.

Il primo a criticare parzialmente i fautori della cultura cinese fu Kada no Azumaro, seguito dal suo allievo Kamo no Mabuchi che scrisse opere di critica letteraria e si scagliò contro il confucianesimo reclamando un ritorno alla cultura e ai valori nipponici.

Particolarmente importante per la scuola dei kokugakusha fu anche Motoori Norinaga che scrisse il kojiki den e fautore di un ritorno allo shintoismo e di una restaurazione del potere imperiale.

Il più accanito sostenitore di un ritorno ai valori indigeni fu Hirata Atsutane che riteneva il Giappone l’unico paese sacro perché creato dai kami dando così alle sue teorie una colorazione xenofoba oltreché nazionalista. Egli evidenziava l’unicità del sistema nazionale – il kokutai - e la legittimità del governo imperiale.

Le basi del nazionalismo giapponese

I kokugakusha misero fine al sinocentrismo e favorirono la nascita di un movimento nazionalista che avrebbe manifestato nel XX secolo tratti razzisti e autoritari.

Fonti sul periodo Edo

Si è cercato di riassumere quanto contenuto in Storia del Giappone di R. Caroli e F.Gatti, edito nel 2008 da Laterza. La lettura è consigliata a tutti coloro che vogliono capire qualcosa di più della storia giapponese, che in questa pagina è affrontata in modo rapido e poco curato senza rendere giustizia al libro a cui si fa riferimento.

Tokugawa Ieyasu
Tokugawa Ieyasu
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