Periodo Asuka
Il Buddhismo dal VI secolo a.C. al periodo Asuka
Il Buddhismo nacque in India attorno al VI secolo a.C. e soprattutto grazie al suo messaggio di una possibilità di salvezza dal ciclo delle rinascite si diffuse velocemente in tutta l'Asia, diventando popolare fra differenti stratti sociali.
Il Buddhismo in primo luogo si diffuse in Cina attorno al I secolo d.C., poi nella penisola coreana intorno al IV secolo, dove nel 668 servì come giustificazione ideologica all'unificazione dei tre regni coreani sotto la guida di Silla.
Introduzione del Buddhismo in Giappone
In Giappone il Buddhismo venne introdotto nel VI secolo, secondo il Nihon Shoki (Annali del Giappone del 720), risalirebbe esattamente al 552, mentre secondo molti studiosi è da collocarsi nel 538, pochi decenni dopo si fa iniziare il periodo Asuka.
Si narra che il sovrano di uno dei tre regni di Corea inviò a Kinmei, capo della confederazione Yamato, una statua di Buddha e alcune sacre scritture.
Ricevuti i doni, Kinmei consultò gli altri clan per stabilire il futuro della nuova dottrina
Gerarchia della confederazione Yamato
Attorno al clan Yamato, si riunivano tutti gli altri clan o uji, legati da un sistema di titoli onorifici, detto kabane, assegnati ai singoli componenti dei clan in base alla loro parentela con l'uji dominante: il titolo più alto per coloro che avevano vincoli di parentela con gli Yamato era omi, per coloro senza vincoli era quello di muraji.
I clan avevano delle funzioni precise, ad esempio potevano essere addetti alla celebrazione di riti shinto, per questo alcuni vedevano la loro posizione minacciata dalla diffusione del Buddhismo, che avrebbe tolto spazio al potere dei sacerdoti shintoisti.
Soga e Mononobe nel periodo Asuka
La contrapposizione tra fautori e avversari del Buddhismo si concretizzò in uno scontro fra clan che vide come protagonisti i Soga, immigrati dalla Corea e favorevoli alla nuova dottrina, e i Mononobe, contrari al Buddhismo perché il loro potere, così come quello del clan Nakatomi, era legittimato dai shinto.
Alla fine si arrivò allo scontro militare che si concluse nel 587 - anno a cui si fa risalire anche l'inizio del periodo Asuka - con la vittoria dei Soga, fautori del Buddhismo; ciò comportò fra l'altro anche una maggiore apertura verso la Cina e la Corea.
La fine delle sepolture Kofun e l'inizio del periodo Asuka
L'introduzione del Buddhismo in Giappone ebbe pesanti ripercussioni sui riti funebri e l'architettura: si preferì la creamazione alla costruzione di grandi tombe e le risorse furono invece indirizzate alla costruzione di imponenti templi per il Buddhismo.
L'introduzione della scrittura nel periodo Asuka
Con l'introduzione del Buddhismo prese avvio anche l'utilizzo del sistema di scrittura cinese, e furono redatte le prime opere storiografiche giapponesi il Kojiki (712) e il Nihon Shoki (720), che, pur contenendo elementi mitologici tramandano alcuni dati attendibili.
Le minacce dall'esterno nel periodo Asuka
L'introduzione del Buddhismo e gli scontri militari che aveva comportato, ebbero come riflesso le sconfitte in Corea, prima nel 532 contro Silla, che i giapponesi combattevano per sostenere il regno di Paekche, poi nel 562, quando perserò il controllo di Mimana.
Il capo del clan Yamato, pur avendo ormai assunto il ruolo di sovrano, non aveva le risorse necessarie a sostenere l'offensiva in Corea né a diffendersi dai possibili attacchi cinesi, anche perchè il controllo sulle provincie (kuni) e i clan da cui erano controllate era solo formale.
Intanto, dopo la vittoria del 587, i Soga e in particolare il loro capo, Soga no Umako, favorirono il Buddhismo e durante il periodo Asuka vennero costruiti molti templi, fra cui l'Asukadera concluso nel 596 e ritenuto il primo tempio buddhista del Giappone.
I templi buddhisti divennero uno strumento per manifestare la potenza dei clan e la loro indipendenza dal clan Yamato, che aveva in parte perso la propria posizione di prominenza in favore dei Soga, i quali grazie all'uso politico del buddhismo e alla vittoria militare tentarono di usurpare l'autorità del sovrano.
L'imperatrice Suiko e il reggente Shotoku Taishi
Soga no Umako fece uccidere l'imperatore in carica e nel 592 divenne imperatrice Suiko, legata da parte materna ai Soga, la prima donna ad ottenere questo incarico, venne affiancata da un reggente, in giapponese sessho, anch'esso legato al clan Soga.
Il reggente poi conosciuto col nome di Shotoku Taishi (574-622) dominò la scena politica e divenne una figura leggendaria fortemente idealizzata, ad ogni modo è certo che fu un sponsorizzatore della dottrina buddhista. A lui si devono anche le missioni nella Cina dei Sui del 600 e l'istituzione di un sistema di 12 ranghi di Corte nel 603.
I diciasette articoli
Nel 604 Shotoku Taishi creò la cosiddetta "Costituzione dei 17 articoli", si tratta di un codice di leggi, che contiene una serie di precetti morali basati su Buddhismo, Confucianesimo e Taoismo.
Il fine principale dei 17 articoli è quello di affermare la superiorità dell'imperatore rispetto ai clan o uji, ribadendo il suo ruolo di rappresentate del legame tra Cielo e Terra e quindi legittimando il suo ruolo di guida del popolo.
Lo stesso termine tenno, utilizzato per designare l'imperatore, deriva dai caratteri cinesi tien "cielo" e no "sovrano", in Giappone quindi il sovrano in quanto diretto discendente del Cielo deteneva in eterno il potere politico e sacerdotale, come è dimostrato dalla continuità della dinastia imperiale.
In Cina, invece, l'imperatore riceveva un "mandato celeste", ma non essendo diretto discendente della divinità, poteva essere legittimamente sostituito a riprova di ciò si ha il fatto che in Cina si susseguirono diverse dinastie, alcune delle quali anche straniere.
La fine del potere dei Soga
La morte di Shotoku Taishi nel 622 e la congiura del 645, ordita da Naka no Oe, principe imperiale, e Nakatomi no Kamatari, conosciuto poi col cognome Fujiwara, misero fine al potere dei Soga e furono il punto di partenza per le successive riforme.
Le riforme Taika
Nel 646 furono varate una serie di riforme, conosciute come riforme Taika, che prevedevano l'abolizione di tutti i privilegi locali, e quindi delle terre private, che passarono sotto il controllo del sovrano.
I territori venivano divisi in province, dette kuni o koku, messe sotto il controllo di fidati funzionari: i governatori provinciali, detti kuni no tsukasa o kokushi; le provincie venivano a loro volta divise in distretti, detti kori o gun, a capo delle quali si trovavano i kori no tsukasa, ossia i capi di distretto. A questo sistema si univano i capi delle singole località scelti fra gli abitanti del posto.
Al centro di tutto c'era il governo imperiale che fra le altre riforme richiese il censimento della popolazione e un catasto, che consentisse la ridistribuzione delle terre, inoltre si pensò di creare una capitale permanente e vennero istituiti i registri di censo e delle tasse.
Il kubuden e la ridistribuzione delle terre
Con le riforme Taika le famiglie di contadini fungevano da unità base per l'assegnazione delle terre e per il sistema fiscale.
L'unita base nella divisione delle terre - secondo il sistema jori - era il tan, una striscia di terra ottenuta dalla divisione in 10 strisce di un quadrato, ottenuto dividendo in 36 quadrati uguali un quadrato di terra più grande.
Ad ogni maschio di età supoeriore ai 6 anni spettavano due tan di terra, alle femmine i due terzi della quota maschile, tale sistema era definito kubunden, ch epuò essere tradotto con l'espressione "campi divisi per bocca".
In cambio dell'assegnazione delle terre i contadini dovevano pagare dei tributi e nel caso degli uomini svolgere delle corveé militari e civili, in teoria ogni sei anni le terre dovevano essere ridistruibuite, ma ciò comportava calcoli complicati e continui aggiornamenti, per cui ben presto si assegnarano le terre per periodi ben più lunghi se non in perpetuo.
Le terre escluse dal kubunden
Non tutte le terre però venivano suddivise mediante il sistema del kubenden, alcune nfatti venivano distribuite in base al rango, al merito o alle funzioni svolte, ma per il momento erano comunque soggette alle tasse e venivano generalmente assegnate a funzionari pubblici o istituzioni religiose.
Altre ancora erano terre rimaste sotto il diretto controllo dello stato che poteva gestirle come meglio credeva; ciò dimostra che il sistema fondiario, nonostante l'editto Taika dle 646, rimaneva in parte legato al vecchio sistema degli uji, lasciando la possibilità di possedere terreni privati ad alcuni funzionari.
Il consiglio di stato o Dajokan
Con l'editto Taika venne anche creato un Consiglio di Stato, detto Dajokan, da cui dipendevano 8 ministeri, al di sotto dei quali si trovavano il ministero della Destra e della Sinistra con svariati dipartimenti.
Inoltre si riapplicò il sistema dei ranghi di corte, ideato da Shotoku Taishi, in modo da poter premiare i migliori personaggi a corte, tuttavia in seguito fu ripristinato il sistema dei titoli ereditari.
L'imperatore Tenmu
Dopo uno scontro, che durò per alcuni mesi, dal 673 al 686 salì al trono l'imperatore Tenmu, egli consolidò le riforme Taika e rinnovò il sistema dei titoli Kabane, in modo tale che avessero una rilevanza minore rispetto ai ranghi di corte, questi essendo sotto il controllo imperiale gli consentirono di porre in posizione di rilievo i propri alleati.
Tenmu diede avviò anche alla compilazione del Codice Taiho o Ritsuryo,, che però sarebbe stato emanato solo nel 702, un decennio dopo venne redatto anche il Kojiki, un'altra opera voluta da Tenmu, per legittimare l'imperatore sulla base della sua discendenza diretta dalla dea del sole, Amaterasu, antenata del clan Yamato.
Tenmu visse ad Asuka, l'ultima capitale intinerante, nel 694 infatti fu sperimentata la prima capitale permanente a Fujiwara, come previsto dall'editto Taika, mettendo da parte le credenze shintoiste, secondo cui non era propizio che la capitale rimanesse nello stesso luogo in cui era deceduto l'imperatore, a causa dell'impurità che la morte comportava.
Fonti
Si è cercato di riassumere quanto contenuto in Storia del Giappone di R. Caroli e F.Gatti, edito nel 2008 da Laterza. La lettura è consigliata a tutti coloro che vogliono capire qualcosa di più della storia giapponese, che in questa pagina è affrontata in modo rapido e poco curato senza rendere giustizia al libro a cui si fa riferimento.


